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Eccoci a settembre: riprende “Percorsi di Arteterapia” con un’importante novita’. Dopo l’esperienza maturata lo scorso anno con gli incontri di arteterapia abbiamo deciso di dar vita ad un’associazione “IL SEGNO E LA PAROLA” con sede a Viterbo avente come scopo sociale lo studio e l’approfondimento del counselling e dell’ arteterapia. Segnaliamo qui la riapertura delle iscrizioni al nuovo ciclo di incontri che partiranno il 26 e 27 settembre 2009. Per ricevere maggiori informazioni su costi e modalita’ potete scrivere a artcounselling@gmail.com o contattare i numeri 340 7756557 e  339 5455053 per concordare un colloquio preliminare. Inoltre troverete il resoconto dei precedenti incontri su questo blog, scrollando la pagina.

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fioreDopo il consueto giro del “ come stai, cosa vuoi, cosa decidi”, siamo partiti con un’introduzione teorica nonche’ attraverso immagini, del significato dei mandala che le diverse culture hanno prodotto nel corso storico. Siamo giunti poi all’ambito psicologico con il contributo di Jung, che studio’ e utilizzo’ per oltre vent’anni il mandala, sia personalmente che in terapia con i suoi pazienti. Dopo una lettura tratta da un testo di Jung, ci siamo immersi nel vivo del linguaggio visivo, partendo da un “mandala a specchio” eseguito su carta da spolvero con i gessetti color terra. A seguire un rapido feedback per riportare i vissuti emotivi che il lavoro a coppie ha suscitato.

Rimanendo sempre nella stessa coppia si e’ dunque passati dalla modalita’ piu’ espressiva del precedente lavoro ad una composizione di tipo geometrico rispettando i canoni di alternanza, simmetria e ritmo propri della produzione mandalica. A turno o per condivisione si sono scelti dei pattern, forme geometriche o predefinite di vario tipo, alcune delle quali rappresentano archetipi universali. Successivamente si e’ passati alla coloritura del lavoro al termine del quale c’e’ stata la lettura dell’opera.

Nel primo pomeriggio siamo passati ad un lavoro di gruppo con la digitopittura. Qui l’atmosfera e’ stata di tipo giocosa, suggerita anche dalle musiche tratte da un repertorio di canzoncine appartenenti alla nostra infanzia. I colori a dita ‘giravano” in modo che tutte hano avuto la possibilita’ di sperimentare le sensazioni dei vari colori tracciando segni sul grande foglio condiviso. Verso la fine e’ emerso un grande fiore a sei petali ( guarda caso il numero delle partecipanti) a cui ciascuna ha dato un titolo associandovi poi un pensiero.

Successivamente si e’ passati al lavoro individuale. Partendo dalla sagoma della propria mano tracciata su cartoncino nero con matita o penna gel bianca, la consegna e’ stata di individuare il dentro e il fuori e quindi riempirli a scelta di segni grafici ( scarabocchi, ghirigori, simboli) in un caso e parole ( pensieri, intuizioni) nell’altro. Infine ciascuna ha scelto una persona del gruppo per farsi “leggere o rappresentare la propria mano”. A concludere lo scambio finale di saluti.

maschere "madre-figlia"

maschere "madre-figlia"

Il pomeriggio del sabato dopo il consueto giro del “come stai, cosa vuoi, cosa decidi” ci siamo prese cura del nostro corpo con esercizi di rilassamento, stretching e massaggi.

La domenica abbiamo ripreso il filo li’ dove lo avevamo lasciato nell’incontro di aprile , ripartendo quindi dai ricordi legati alla nostra infanzia, con le tecniche dello psicodramma, lavori di scrittura e drammatizzazione. In particolare il lavoro si e’ concentrato sulla relazione “madre-figlia”, ovvero su cio’ che rappresenta per ciascuna di noi lo “specchio materno”. Per una curiosa coincidenza questo proprio nella giornata in cui si festeggia la madre “del ciel regina e donna”.

Ci sono stati momenti molto forti e intensi nella mattinata, mentre il pomeriggio ci siamo lasciate andare ad un’espressione in chiave ludica e fiabesca, legata sempre ai nostri ricordi “di figlie”. Abbiamo infatti drammatizzato con l’uso delle maschere un episodio della nostra infanzia che ci ha viste protagoniste insieme alla propria madre.

Pubblichiamo qui le foto delle maschere realizzate dalle partecipanti al corso e i relativi titoli dati agli eventi raccontati.

madre e figlia

Autrice: Adelaide

Titolo: “Paura e comunicazione”

Messaggio: La comunicazione

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madre e figlia

Autrice: Claudia

Titolo: “Rubare, non rubare”

Messaggio: La comprensione

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madre e figlia

Autrice: Laura

Titolo: “Una giornata di sole”

Messaggio: Serenita’

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madre e figlia

Autrice: Marzia

Titolo: “Mamma cosa posso fare oggi?”

Messaggio: La creativita’

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madre e figlia

Autrice: MariaPina

Titolo: “Madre e figlia”

Messaggio: Il passaggio

Pubblichiamo qui il contributo di Marzia, una nostra corsista/collaboratrice.

Il riprendere e ritrovare, nella profondita’ dei ricordi passati, quello che abbiamo dimenticato, ma non sepolto per sempre.

Come il bambino racconta se stesso nel suo immaginario reale, senza censori e giudizi, cosi’ anche l’adulto puo’ utilizzare “la fiaba” come spunto per far riaffiorare nell’inconscio, fatti, episodi e vissuti infantili.

Abbiamo iniziato dopo un po’ di teoria sulla “fiaba” e quindi con un lavoro sul nome e sul soprannome, tracciandoli su un foglio bianco. Da qui e’ iniziato il nostro viaggio nei ricordi, di come ci vivevano gli altri, con il soprannome e di come noi lo abbiamo vissuto e ancora lo viviamo.

Il lavoro “avrei voluto essere” con le nostre fotografie scelte tra le tante dell’album d’infanzia, e’ stato emozionante. Osservarci oggi, con occhi di adulto e ritrovare gli occhi, lo sguardo del bambino che eravamo, ha aperto una breccia, facendo emergere forti emozioni, anche dolorose, nostalgie, rifiuti, commozioni, tenerezze, solitudine. Ma ha permesso anche di riabbracciare e coccolare quella parte di bambino dimenticato. Ritrovando i suoi bisogni mancati e che ancora oggi cerchiamo nei volti amici, nei compagni, nei figli. Pertanto solo dentro di noi possiamo veramente contattarli, accettarli e amarli. Cosi’ forse sara’ possibile evitare di commettere gli errori subiti anche con i nostri affetti.

Nella favola autobiografica, abbiamo scritto fantasticando, quello che e’ stato il nostro percorso fino ad oggi, lasciando andare la fantasia, senza censori scomodi. E cosi’ ognuno ha scritto un inizio e un lieto fine ( o quasi), piu’ o meno reale, sicuramente una speranza da inseguire.

Le fantasie guidate ci hanno aiutato a rilassarci, abbandonare e svuotare la mente per percepire nuove e vechie emozioni in noi. Ci siamo immersi nel ricordare 2 o 3 amici dell’infanzia, quelli che ci hanno bloccato e creato frustrazioni impedendoci di “essere”. Li abbiamo tirati fuori da noi e rinchiusi in una stanza. Guardarli ci ha dato la risposta a dei perche’. Poi il ricordo di 2-3 o piu’ amici o Angeli che ci hanno sostenuto e aiutato. Ricordandoli possiamo tenerli vicino a noi, per sentirci protetti, stimolati ad andare avanti, accettati per quello che siamo.

La “fiaba autobiografica” racchiude molti misteri, soprattutto per l’autore. Svelarli insieme puo’ aiutarci nella comprensione di nodi, blocchi, costrutti mai sciolti.

le due facce dell'uovo

le due facce dell'uovo

In questo incontro abbiamo ripreso il lavoro sul tema delle emozioni iniziato nell’incontro precedente. Dopo il “giro” iniziale in cui ciascuno ha stabilito il suo obiettivo, siamo partiti con il gioco del “palloncino delle emozioni”: si sceglie un palloncino in base al colore e dopo 10 minuti di gioco libero con musica di sottofondo, si associa il palloncino all’emozione del momento rappresentandola con una danza o un movimento in cui ci si relaziona al proprio palloncino/emozione. Al termine la verbalizzazione delle emozioni emerse nel gioco: divertimento, inibizione, rabbia, paura, tenerezza, imbarazzo.

A seguire abbiamo proposto il lavoro “le due facce dell’uovo”. Sono state consegnate due sagome di cartoncino bianco che ciascuno ha colorato con tecniche diverse ( gessetti, pastelli ad olio, acquarelli) usando colori diametralmente opposti. Dopo aver espresso le emozioni che le due facce dell’uovo rinviano, ciascuno ha scelto un compagno per fargli rappresentare l’emozione del secondo uovo con un gesto, un suono o un movimento.

Nella seconda giornata abbiamo proseguito il “lavoro sullo scarabocchio” iniziato nell’incontro dell’8 febbraio per favorire una regressione al nostro Io bambino. Questo sia per ricontattare quella parte di noi che raramente ci concediamo di ascoltare che per ritrovare un’espressivita’ primitiva, piu’ libera e istintiva. Impugniamo la grafite e iniziamo ad esprimerci nello spazio che abbiamo tracciato mettendoci in ascolto delle emozioni che emergono. Ci si esprime attraverso il segno ad occhi aperti e chiusi, alternando le due mani, variando l’intensita’ del segno, seguendo l’impulso che viene sul momento. Nel feedback con me ciascuno ha poi condiviso col gruppo le sue emozioni: paura e rabbia, esuberanza e naturalezza, gioia e dolore. C’e’ chi ha espresso la propria rabbia strappando il foglio con la grafite, chi si e’ contenuto entro i propri confini e chi li ha oltrepassati, c’e’ chi si e’ bloccato per poi ripendere il lavoro con il censore e chi non si e’ fermato neppure avendo le dita ustionate dallo sfregamento col foglio o di fronte al foglio strappato, scarabocchiando sul pavimento…

Concluso questo lavoro di “scarico” emozionale ci siamo immersi in una dimensione piu’ riflessiva e introspettiva prima con un esercizio di rilassamento e poi con una fantasia guidata “l’inversione del ciclo dell’albero”, cui e’ seguita un’elaborazione grafica in cui ciascuno ha rappresentato se stesso metaforicamente come albero in una stagione dell’anno. Al termine c’e’ stato il feedback con la terapeuta del gruppo, la Dott.ssa Lorena Bracaglia. Nell’elaborazione terapeutica della “pittura del paesaggio” sono emersi molti vissuti significativi: la tristezza che nasce dalla consapevolezza dell’abbandono, la rabbia di figlia di fronte a un’inversione dei ruoli con la propria madre che coincide poi con quella del ciclo dell’albero, la forza di chi ha sperimentato la propria esuberanza, la sofferenza della propria infanzia vissuta come albero tra i tanti della grande famiglia del bosco, la frustrazione di non poter chiedere un supporto alla propria famiglia e ancora il bisogno di proteggere il proprio nido abbandonando la modalita’ del potere. Una parte molto bella di condivisione del lavoro e’ stata poi quando ognuno ha rappresentato con un movimento corporeo il proprio albero.

Il pomeriggio della domenica e’ iniziato con una fantasia guidata ” il negozio abbandonato e degli scambi”. Subito dopo un lavoro sulle emozioni con le immagini nella tecnica del collage. Avendo a disposizione molte riviste di vario tipo la consegna era di scegliere spontaneamente alcune immagini che ci piacevano ed altre che ci infastidivano. Di queste ne abbiamo selezionate cinque per categoria e le abbiamo collocate in un grande foglio creando dei raccordi grafici-pittorici tra i due gruppi di immagini.

Dopo il lavoro c’e’ stata una lunga elaborazione terapeutica molto interessante per tutte noi in cui la nostra terapeuta ci ha portato ad esplorare sensazioni, emozioni, conflitti, zone d’ombra celate dietro le immagini. Abbiamo fatto delle associazioni con le nostre vite: qui sono io quando dico/faccio… Con delle domande la nostra terapeuta ci ha guidato verso una consapevolezza: cos’e’ che hai scoperto? Qual’e’ l’immagine che ti emoziona di piu’? Dove sono i conflitti? In conclusione ognuna ha creato un gesto o un suono per esprimere un suo particolare vissuto.

Di tutti i lavori il Collage e’ stato il piu’ forte e sentito dal gruppo pur essendo forse quello piu’ sofferto da tutte, anche perche’ il mondo delle immagini ci ha consentito di sperimentare il linguaggio dell’inconscio.

La forma del desiderio

Pubblichiamo qui le immagini relative a questo lavoro che ha chiuso l’incontro del 7 e 8 febbraio 2009. Accanto all’immagine una descrizione testuale che riassune per punti il feeback finale.

Progetto
Autore: Vincenzo
Titolo: Progetto
Ostacoli: Fragilita’ ( Io forte- io debole)
Obiettivo: Resa
Risorse : Disponibilta’ e Tenacia ( genitori)
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la famiglia
Autrice: Laura
Titolo: La Famiglia
Ostacoli: Tetto
Obiettivo: Riuscire a metter su famiglia
Risorse: Volonta’ ( esempio padre)
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libertad
Autrice: Chiara
Titolo: Libertad
Ostacoli: Gambe non sostenevano
Obiettivo: Da qui a tre anni trasferirmi a Barcellona
Risorse: Forza e fiducia ( fischiettio del papa’)
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myself Autrice: Flavia
Titolo: Ritrovo me stessa
Ostacoli: Imperfezione
Obiettivo: Ascolto del figlio
Risorse: Sensibilita’ ( madre e nonno)
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lamiacasa Autrice: Tina
Titolo: La mia casa
Ostacoli: Tenere su le pareti, tetto
Obiettivo: Figlio
Risorse: Forza e Calore (madre e me stessa)
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arlecchino2Autrice: Diana
Titolo: Fontana Arlecchino
Ostacoli: Instabilita’
Obiettivo: Lavoro
Risorse: Intraprendenza e coraggio (genitori)

In questo terzo incontro del corso teorico esperenziale “Percorsi di Arteterapia” abbiamo affrontato il tema delle “Emozioni”.

La nostra terapeuta, la Dott.ssa Lorena Bracaglia, ha aperto l’incontro del sabato con un’introduzione teorica sull’energia delle emozioni.

A seguire il consueto giro del “come stai – cosa vuoi – cosa decidi…”. Subito dopo abbiamo fatto il “gioco dei foular”. Ciascuno sceglie un foular del colore che piu’ rispecchia il suo stato d’animo del momento e dopo una danza libera ci si mette in cerchio e ciascuno passa al compagno di destra il suo foular insieme all’espressione emotiva ad esso associata. Il compagno prima la rimanda e poi prosegue il giro.

Dopo questo primo lavoro di riscaldamento siamo passati ad un lavoro grafico il “dialogo disegnato”. Divisi in piccoli gruppi, ciascuno sceglie dei colori dalla scatola dei pastelli ad olio e inizia a disegnare liberamente sul foglio comune prestando attenzione alle emozioni che emergono nel corso del processo di condivisione. Al termine del lavoro il “feedback” in cui ciascuno ha espresso il suo vissuto e ha riflettuto sul tipo di relazione che si e’creata con gli altri e in che modo si avvicina o meno a quella che si ha con i propri familiari.

Nella seconda parte dell’incontro ho illustrato il lavoro dello “scarabocchio dell’adulto”. Dopo un esercizio di rilassamento per contattare il bambino che e’ in noi, si entra nel vivo del lavoro scarabocchiando con varie modalita’ ( a luce spenta, alternando le mani). Al termine di questo lavoro un giro per rielaborare verbalmente il proprio vissuto.

L’incontro di domenica si e’ aperto con una parte teorica su “traccia grafica e colore” seguito da una lettura di lavori dei bambini per analizzare il passaggio dallo scarabocchio alla rappresentazione figurativa, e ancora teoria sulla “simbologia del colore di Goethe”. Poi abbiamo fatto un giro di metafore ” se tu fossi un colore saresti…perche’…”. Quindi abbiamo ripreso il lavoro del disegno con l’elaborazione di due autoritratti eseguiti con i colori che amiamo prima e che odiamo poi. Alla fine ciascuno ha fatto un “feedback” in gruppo, per analizzare il processo della creazione, gli aspetti che sono presenti della nostra vita, cosa ci piace e cosa non accettiamo di noi.

Nel pomeriggio dopo una “fantasia guidata” (la forza e la debolezza) abbiamo fatto una scultura con la carta assemblando cartoncini colorati e veline. Dopo aver focalizzato il nostro desiderio ancora incompiuto, abbiamo scritto quelli che sono stati i desideri dei nostri familiari ( genitori e nonni) e le risorse da loro utilizzate. Ciascuno ha poi realizzato la sua “forma del desiderio”. E’ seguito il “feedback” con Lorena sul lavoro fatto che ci ha portato a considerare le risorse dei nostri familiari cui attingere per realizzare il nostro desiderio.